La tua impresa ha accumulato cartelle esattoriali, avvisi di accertamento o debiti con l’Agenzia delle Entrate? Quando il peso dei debiti tributari diventa insostenibile, il rischio non riguarda soltanto il patrimonio dell’imprenditore, ma anche la continuità dell’attività aziendale.
Pignoramenti dei conti correnti, fermi amministrativi, ipoteche e procedure esecutive possono compromettere la liquidità dell’impresa, rendere difficili i pagamenti ai fornitori e mettere a rischio i rapporti commerciali.
Tuttavia, avere una posizione debitoria con il Fisco non significa necessariamente dover arrivare alla chiusura dell’attività.
L’ordinamento prevede strumenti giuridici che, in presenza di determinati presupposti, consentono di riorganizzare il debito tributario, proporre pagamenti parziali e dilazionati e proteggere il patrimonio aziendale dalle iniziative dei creditori.
Tra questi strumenti assume particolare rilievo la transazione fiscale, disciplinata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Vediamo come funziona e quando può rappresentare una soluzione per le imprese di Monopoli e della provincia di Bari.
1. Cartelle esattoriali e avvisi di accertamento: quando il debito fiscale diventa un problema per l’impresa
Molte imprese si trovano ad affrontare situazioni di difficoltà finanziaria a causa dell’accumulo progressivo di debiti tributari.
Le situazioni più frequenti riguardano:
- cartelle di pagamento emesse dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate;
- debiti per IVA, IRES e IRAP;
- imposte non versate e ritenute fiscali;
- debiti tributari derivanti da precedenti verifiche fiscali;
- interessi, sanzioni e aggi di riscossione;
- debiti contributivi nei confronti di INPS e INAIL;
- esposizioni fiscali accumulate negli anni e non più sostenibili.
Il problema diventa particolarmente delicato quando l’impresa continua a lavorare, ma non dispone della liquidità necessaria per far fronte contemporaneamente ai debiti fiscali e alle spese ordinarie.
In questi casi, attendere che la situazione peggiori può essere un errore.
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione può infatti procedere, ricorrendone i presupposti, con azioni di riscossione coattiva, tra cui il pignoramento dei crediti verso terzi e dei conti correnti, nonché l’iscrizione di ipoteche e fermi amministrativi.
È quindi fondamentale intervenire tempestivamente, prima che le iniziative esecutive compromettano definitivamente la possibilità di proseguire l’attività.
2. Come bloccare i pignoramenti aziendali: quali strumenti prevede la legge?
Quando un’impresa si trova in difficoltà a causa dei debiti tributari, non esiste un’unica soluzione valida per tutte le situazioni.
Occorre innanzitutto distinguere tra:
- debiti fiscali contestabili, per i quali può essere opportuno impugnare l’atto;
- debiti definitivi, per i quali occorre valutare le possibilità di pagamento e ristrutturazione;
- situazioni di crisi aziendale, nelle quali può essere necessario ricorrere agli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Tra questi ultimi assume particolare importanza la composizione negoziata della crisi.
Si tratta di uno strumento che consente all’imprenditore di affrontare le difficoltà economiche e finanziarie attraverso trattative con i creditori, con l’assistenza di un esperto indipendente nominato secondo la procedura prevista dalla legge.
Uno degli aspetti più rilevanti è rappresentato dalle misure protettive del patrimonio, previste dagli articoli 18 e 19 del D.Lgs. 14/2019.
In presenza dei presupposti di legge, l’imprenditore può richiederne l’applicazione nei confronti di tutti i creditori oppure di determinati creditori o categorie di creditori.
Dalla pubblicazione dell’istanza nel Registro delle imprese, nei limiti previsti dalla disciplina applicabile, i creditori interessati non possono iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio dell’impresa.
L’efficacia delle misure è sottoposta al controllo del tribunale, secondo le modalità previste dal Codice.
Questo strumento può quindi assumere un’importanza decisiva per un’impresa che rischia di perdere la propria liquidità a causa delle iniziative di riscossione.
È però importante precisare che l’accesso alla composizione negoziata non determina automaticamente la cancellazione dei debiti né garantisce il risanamento dell’impresa: devono sussistere concrete prospettive di risanamento.
3. Che cos’è la transazione fiscale e come funziona?
La transazione fiscale è uno strumento previsto dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza che consente, nell’ambito di specifiche procedure di regolazione della crisi, di formulare una proposta di pagamento parziale o dilazionato dei debiti tributari.
La disciplina è contenuta, in particolare, negli articoli 63 e 88 del D.Lgs. 14/2019.
In concreto, l’impresa può proporre un trattamento dei propri debiti fiscali diverso dal pagamento integrale e immediato, sulla base di un piano finanziario ed economico sostenibile e nel rispetto delle condizioni stabilite dalla legge.
La proposta può riguardare, secondo lo strumento utilizzato e i relativi presupposti:
- imposte amministrate dalle Agenzie fiscali;
- relativi accessori;
- crediti tributari degli enti pubblici territoriali;
- contributi previdenziali e assistenziali, nei casi previsti dalla disciplina.
La transazione fiscale può quindi consentire di costruire un percorso di rientro compatibile con le effettive capacità finanziarie dell’impresa.
Non si tratta, tuttavia, di una semplice richiesta di sconto sulle cartelle: è necessario predisporre una proposta adeguatamente documentata, dimostrare la sostenibilità del piano e rispettare le condizioni normative previste per lo specifico strumento di regolazione della crisi.
4. È possibile ridurre i debiti con l’Agenzia delle Entrate?
Sì, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, la transazione fiscale può consentire di proporre il pagamento parziale dei debiti tributari.
Questo significa che l’impresa non deve necessariamente limitarsi a chiedere una rateizzazione dell’intero importo dovuto.
Può invece essere valutata una soluzione di ristrutturazione del debito, con una proposta che tenga conto della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’azienda.
La valutazione deve considerare, tra gli altri elementi:
- l’ammontare complessivo dell’esposizione debitoria;
- la natura e la collocazione dei crediti tributari;
- il patrimonio aziendale;
- la liquidità disponibile;
- i flussi finanziari prospettici;
- la capacità dell’impresa di continuare a operare;
- il trattamento riservato agli altri creditori.
La proposta deve rispettare i criteri di convenienza e di trattamento non deteriore previsti dalla normativa, secondo la procedura applicabile, e può richiedere l’intervento di un professionista indipendente per le attestazioni prescritte.
Non tutte le imprese indebitate possono accedere alla transazione fiscale: è indispensabile verificare preliminarmente la sussistenza dei requisiti.
5. Transazione fiscale e composizione negoziata: qual è la differenza?
È importante non confondere due strumenti che possono concorrere al risanamento di un’impresa, ma che hanno funzioni differenti.
La composizione negoziata della crisi
È un percorso finalizzato alla ricerca di una soluzione alla crisi attraverso trattative con i creditori, con l’assistenza di un esperto indipendente.
Può consentire, ricorrendone i presupposti, di ottenere misure protettive per impedire l’inizio o la prosecuzione di determinate azioni esecutive e cautelari.
La transazione fiscale
È invece una proposta di trattamento dei debiti tributari e contributivi nell’ambito degli specifici strumenti di regolazione della crisi previsti dal Codice.
Ad esempio, l’articolo 63 disciplina la transazione nell’ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti, mentre l’articolo 88 regola il trattamento dei crediti tributari e contributivi nel concordato preventivo.
La scelta dello strumento deve essere effettuata sulla base delle caratteristiche dell’impresa, della composizione dei debiti e delle concrete possibilità di risanamento.
6. Cosa fare se l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha già avviato un pignoramento?
Se l’impresa ha già ricevuto un atto di pignoramento, è importante non perdere tempo.
Occorre innanzitutto verificare la natura dell’atto, la sua regolarità, la posizione debitoria e lo stato della procedura esecutiva.
In particolare, è opportuno:
- Ricostruire l’esposizione debitoria: verificare tutte le cartelle, gli avvisi di accertamento e gli altri atti della riscossione.
- Verificare la legittimità degli atti: individuare eventuali vizi, decadenze, prescrizioni o altre ragioni di contestazione.
- Analizzare la situazione aziendale: esaminare bilanci, patrimonio, liquidità, debiti e capacità di generare flussi finanziari.
- Individuare lo strumento più appropriato: valutare se ricorrere alla tutela giudiziale, alla rateizzazione, alla composizione negoziata o a uno degli strumenti di regolazione della crisi.
- Predisporre tempestivamente gli interventi necessari: agire secondo le scadenze e le modalità previste dalla legge per tutelare l’impresa.
È importante ricordare che una procedura di crisi non determina automaticamente la sospensione di qualsiasi pignoramento già avviato. Gli effetti dipendono dallo strumento utilizzato, dall’applicazione delle misure previste e dalla fase in cui si trova l’esecuzione.
Per questo motivo, la valutazione giuridica deve essere effettuata caso per caso.
7. Assistenza legale per cartelle esattoriali e crisi d’impresa
Un’impresa che si trova in difficoltà a causa dei debiti fiscali ha bisogno di una strategia, non soltanto di una soluzione temporanea.
L’analisi della posizione tributaria deve essere accompagnata da una valutazione complessiva della situazione aziendale, così da individuare gli strumenti giuridici concretamente utilizzabili.
Lo Studio Legale offre assistenza nell’analisi delle posizioni debitorie tributarie, nella verifica degli atti della riscossione e nella valutazione delle possibili soluzioni di tutela e ristrutturazione del debito.
L’attività può riguardare, in particolare:
- cartelle esattoriali e avvisi di accertamento;
- contenzioso tributario;
- rapporti con Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- pignoramenti e procedure di riscossione coattiva;
- valutazione degli strumenti di regolazione della crisi d’impresa;
- transazione fiscale e ristrutturazione dei debiti tributari.
L’assistenza è rivolta a imprenditori, società e professionisti di Monopoli e dei comuni limitrofi, assistendo clienti in Puglia e sul territorio nazionale.
Hai ricevuto cartelle esattoriali o un pignoramento aziendale?
Se la tua impresa ha accumulato debiti con il Fisco, non aspettare che la situazione diventi irreversibile.
Una verifica tempestiva della posizione debitoria può consentire di individuare eventuali strumenti di tutela e valutare un percorso di ristrutturazione compatibile con le condizioni economiche dell’azienda.
Contatta lo Studio Legale per una prima valutazione gratuita della tua situazione.
L’obiettivo è individuare la strategia giuridica più adeguata per tutelare il patrimonio aziendale e, quando ne ricorrono i presupposti, preservare la continuità dell’attività. Lo Studio Legale, con sede operativa a Monopoli, offre assistenza in materia tributaria, riscossione e strumenti di regolazione della crisi d’impresa, anche mediante consulenza a distanza, a imprenditori e società